La recente notizia dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nel percorso diagnostico-terapeutico dell’ictus ischemico all’Ospedale di Circolo di Varese, riportata nell’articolo “A Varese l’Ai accelera la diagnosi e il trattamento dell’ictus ischemico” pubblicato da ANSA lombardia, offre lo spunto per riflettere su come queste tecnologie possano entrare concretamente nella gestione delle neuroemergenze.
Per me questa notizia ha anche un significato particolare. È proprio all’Ospedale di Circolo di Varese che, negli anni ’90, è iniziata la mia formazione neuroradiologica. Ritrovare oggi lo stesso ospedale impegnato nell’introduzione di tecnologie avanzate applicate all’ictus rappresenta quindi non soltanto un motivo di interesse professionale, ma anche un ricordo personalmente coinvolgente.
Come descritto nell’articolo, il sistema consente di elaborare rapidamente esami come TC, angio-TC e TC perfusionale, rendendo disponibili agli specialisti informazioni utili per la valutazione del paziente.
In una patologia come l’ictus ischemico, però, il punto non è semplicemente ottenere un risultato più velocemente. Il vero obiettivo è ridurre i tempi dell’intero percorso, dalla diagnosi alla decisione terapeutica, mantenendo sempre centrale l’interpretazione del medico.
Perché nell’ictus ischemico il tempo è fondamentale
L’ictus ischemico si verifica quando un’arteria cerebrale si occlude e una parte del cervello riceve una quantità insufficiente di sangue e ossigeno.
Da quel momento il tempo assume un valore clinico determinante: quanto più a lungo persiste l’occlusione, tanto maggiore può diventare il danno cerebrale.
Per questo il percorso dello stroke (ictus) è organizzato per ridurre al minimo i tempi tra l’arrivo del paziente in ospedale, l’esecuzione degli esami, la valutazione delle immagini e, quando indicato, il trattamento.
L’intelligenza artificiale può inserirsi proprio in questa fase, accelerando l’elaborazione di alcune informazioni radiologiche.
TC, angio-TC e TC perfusionale
Nel sospetto di ictus ischemico possono essere utilizzati diversi esami di imaging.
La TC encefalo consente innanzitutto di escludere rapidamente la presenza di un’emorragia e di valutare eventuali segni di ischemia.
L’angio-TC permette invece di studiare le arterie cerebrali e individuare un’eventuale occlusione vascolare.
La TC perfusionale analizza come il sangue raggiunge e attraversa le diverse aree del cervello. Attraverso specifiche elaborazioni può aiutare a stimare il tessuto maggiormente compromesso e quello che, pur essendo in sofferenza, potrebbe essere ancora recuperabile.
È soprattutto in quest’ultimo ambito che i sistemi automatizzati possono fornire rapidamente mappe e dati quantitativi di supporto alla decisione clinica.
Core ischemico e penombra: cosa significano
Per comprendere l’utilità della TC perfusionale è importante spiegare due concetti: core ischemico e penombra ischemica.
Il core ischemico identifica, in modo semplificato, l’area nella quale la riduzione del flusso sanguigno è più grave e il danno più avanzato.
La penombra ischemica rappresenta invece il tessuto circostante che riceve poco sangue ma che può conservare una certa vitalità. Se il flusso viene ripristinato in tempo, una parte di questo tessuto può ancora essere salvata.
La relazione tra queste due aree può contribuire, insieme agli altri dati clinici e radiologici, alla valutazione dei pazienti candidabili a un trattamento di riperfusione.
È però importante ricordare che il core calcolato automaticamente non deve essere interpretato come una misura assoluta e infallibile del tessuto definitivamente danneggiato. Si tratta di una stima ottenuta attraverso parametri e soglie definite dal software.
Trombolisi e trombectomia
Quando clinicamente indicate, le principali strategie di riperfusione comprendono la trombolisi endovenosa e la trombectomia meccanica.
La trombolisi utilizza farmaci che favoriscono la dissoluzione del trombo, mentre la trombectomia permette di raggiungere e rimuovere meccanicamente il coagulo attraverso una procedura endovascolare.
La scelta terapeutica non dipende però da un singolo dato o da una mappa prodotta dall’algoritmo.
Devono essere considerati il momento di insorgenza dei sintomi, le condizioni neurologiche del paziente, la sede dell’occlusione, le caratteristiche delle immagini e numerosi altri elementi.
L’imaging avanzato deve quindi supportare una decisione, non sostituirla.
Parzialmente AI-Modificato
Questa immagine deriva da un contenuto preesistente ed è stata modificata, integrata o trasformata mediante strumenti di Intelligenza Artificiale. Alcuni elementi possono quindi essere originali e altri generati o alterati con AI.
L’intelligenza artificiale come secondo lettore
Dal punto di vista neuroradiologico considero particolarmente interessante pensare all’intelligenza artificiale come a uno strumento di supporto e, potenzialmente, come a una sorta di secondo lettore.
Un algoritmo può richiamare rapidamente l’attenzione su una possibile occlusione arteriosa, elaborare le mappe perfusionali e fornire stime quantitative.
Queste informazioni possono essere molto utili, soprattutto in un percorso nel quale neurologi, neuroradiologi e neuroradiologi interventisti devono comunicare e prendere decisioni in tempi molto contenuti.
Il risultato automatico, tuttavia, deve sempre essere confrontato con le immagini originali e con il quadro clinico.
I limiti della TC perfusionale automatizzata
La qualità delle mappe di perfusione può dipendere da diversi fattori.
I movimenti del paziente, la qualità dell’acquisizione, le modalità con cui viene eseguito l’esame, le caratteristiche della circolazione cerebrale e gli algoritmi utilizzati dal software possono influenzare il risultato.
Software differenti possono inoltre restituire stime non perfettamente sovrapponibili.
Per questo motivo, soprattutto nei casi più complessi o borderline, l’esperienza del neuroradiologo rimane indispensabile.
Il dato numerico deve essere interpretato insieme alla TC, all’angio-TC, alla distribuzione delle alterazioni perfusionali e alla situazione clinica complessiva.
Il rischio dell’automation bias
Un altro aspetto importante riguarda il cosiddetto automation bias, cioè la tendenza a fidarsi eccessivamente del risultato prodotto da un sistema automatico.
Quando un software restituisce valori precisi e mappe apparentemente molto chiare, può esserci il rischio di attribuire al risultato una certezza maggiore di quella reale.
Per questo il medico non dovrebbe limitarsi a “validare” la risposta dell’algoritmo.
Il dato prodotto dall’intelligenza artificiale deve essere valutato criticamente.
L’esperienza dello specialista rimane fondamentale proprio per riconoscere quei casi nei quali il risultato automatico non rappresenta correttamente ciò che mostrano le immagini o ciò che sta accadendo al paziente.
Il vero valore dell’AI è nel percorso di cura
L’intelligenza artificiale nello stroke non dovrebbe essere valutata soltanto sulla velocità con cui riesce a elaborare una TC perfusionale.
Il beneficio reale dipende dalla capacità di ridurre i tempi dell’intero percorso: acquisizione delle immagini, interpretazione, comunicazione tra specialisti e decisione terapeutica.
Da questo punto di vista l’esperienza di Varese rappresenta anche un’opportunità organizzativa.
Se correttamente integrata nella Stroke Unit, nella neuroradiologia e nella neuroradiologia interventistica, l’AI può contribuire a rendere più rapida la condivisione delle informazioni e più efficiente la selezione dei pazienti.
La vera sfida sarà dimostrare nel tempo che questa innovazione non permette soltanto di produrre dati più rapidamente, ma riesce a migliorare concretamente il percorso di cura e le possibilità di recupero dei pazienti.
L’intelligenza artificiale, in definitiva, non deve essere vista come un’alternativa all’esperienza del medico.
Può invece diventare uno strumento capace di mettere quell’esperienza nelle condizioni di essere utilizzata più rapidamente e, auspicabilmente, in modo ancora più efficace.
Sarà l’integrazione tra tecnologia, competenza clinica e organizzazione a determinarne il reale valore.
Fonte della notizia
Ansa Regione Lombardia 24/08/2026
A Varese l’Ai accelera la diagnosi e il trattamento dell’ictus ischemico
Nuova tecnologia all’ospedale di Circolo dell’Asst Sette Laghi






