Quando in ambulatorio parliamo di farmaci e mal di schiena, noto spesso lo stesso equivoco: si pensa che “se funziona oggi, allora funziona anche domani”. In realtà, nel mal di schiena la scelta del farmaco non è solo cosa prendere, ma soprattutto quando e per quanto tempo.
Un chiarimento utile: FANS è l’acronimo di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (per intenderci, la famiglia di medicinali usati spesso per dolore e infiammazione). Sono farmaci che possono essere molto efficaci, ma vanno impiegati con criterio, perché un uso prolungato può aumentare il rischio di effetti indesiderati.
FANS e cortisone possono essere strumenti utili nella fase acuta, quando l’infiammazione è davvero una componente predominante. Il problema nasce quando l’antinfiammatorio diventa una routine, o quando si continua la stessa strategia anche se il dolore si sta trasformando in qualcosa di diverso.
Farmaci e mal di schiena: quando servono davvero
Nelle prime fasi del dolore (tipicamente i primi giorni), l’obiettivo è semplice: ridurre il dolore e recuperare mobilità, così da tornare il prima possibile alle normali attività. In questo contesto, l’uso di FANS può essere appropriato in selezionati pazienti, valutando sempre rischi e controindicazioni: è una linea coerente con raccomandazioni come quelle del NICE sul mal di schiena e sciatica (linee guida NICE NG59).
Il punto chiave, però, è che si parla di periodi brevi. Non di settimane!
L’errore più frequente: prolungare i FANS nel tempo
Questo è l’errore che vedo più spesso: il paziente migliora un po’, allora continua. Ma nel lungo periodo l’antinfiammatorio espone a rischi reali senza offrire veri benefici aggiuntivi.
Gli effetti collaterali più noti dei FANS e del cortisone (soprattutto se usati a lungo o in persone predisposte) riguardano:
- stomaco e intestino (gastrite, ulcera, sanguinamento),
- reni (compromissione della funzione renale),
- apparato cardiovascolare (aumento del rischio in alcuni profili).
- per i cortisonici alterazione del sonno e dell’equilibrio glicemico
Su questo la letteratura è chiara: una sintesi utile è la revisione su PubMed sugli eventi avversi dei FANS (Adverse effects of nonsteroidal anti-inflammatory drugs).
In pratica: se il dolore persiste, la domanda non è “quale FANS provo adesso?”, ma “perché sto ancora facendo un trattamento da fase acuta?”.
Parzialmente AI-Modificato Questa immagine deriva da un contenuto preesistente ed è stata modificata, integrata o trasformata mediante strumenti di Intelligenza Artificiale. Alcuni elementi possono quindi essere originali e altri generati o alterati con AI. Cortisone: utile, ma non è una scorciatoia
Il cortisone è un farmaco potente e, proprio per questo, va usato con criterio. Quando c’è un’indicazione corretta può essere utile; quando diventa un “tentativo ripetuto” per spegnere un dolore che continua, spesso significa che ci stiamo esponendo a rischi che non portano a nessuna soluzione.
Nel mio lavoro, preferisco ragionare così: se devo ricorrere più volte al cortisone o se il beneficio è breve, allora è il momento di rivedere l’inquadramento clinico.
Quando il dolore dura: cambiare strategia è la scelta più intelligente
Se il mal di schiena persiste o tende a ripresentarsi, nella maggior parte dei casi non siamo più nella classica “infiammazione acuta “. Qui entra in gioco un principio semplice: non si cura allo stesso modo un dolore acuto e un dolore che si cronicizza.
In fase più lunga o ricorrente, spesso è più appropriato:
- puntare su farmaci antidolorifici scelti dal medico in base al profilo del paziente (per controllare il sintomo con maggiore sicurezza rispetto a un uso prolungato di antinfiammatori),
- integrare un percorso non farmacologico: fisioterapia mirata, esercizio progressivo, gestione dei carichi, correzione di abitudini che “riaccendono” il dolore.
Questo approccio è coerente anche con le indicazioni di società scientifiche: per esempio l’American College of Physicians sottolinea il ruolo degli interventi non farmacologici come base del trattamento e l’uso ragionato dei farmaci quando necessario (ACP – guideline sul low back pain).
Un altro errore: “coprire” segnali che vanno valutati
Ci sono situazioni in cui l’autogestione con farmaci non è la strada giusta perché serve una valutazione. Mi riferisco, ad esempio, a:
- perdita di forza, formicolii importanti o sintomi neurologici in peggioramento,
- disturbi del controllo di vescica o intestino,
- dolore notturno ingravescente, febbre, dimagrimento non spiegato,
- trauma significativo.
In questi casi il problema non è “trovare il farmaco giusto”, ma capire cosa sta succedendo.
Il messaggio che voglio lasciarti
Nel tema farmaci e mal di schiena, la differenza la fa l’appropriatezza:
FANS e cortisone possono essere utili all’inizio, ma diventano un errore quando li trasciniamo nel tempo. Se il dolore persiste, la scelta più sicura ed efficace è cambiare approccio: controllare il sintomo in modo più prudente e lavorare sulle cause che mantengono il disturbo, spesso con un percorso di fisioterapia, appropriato stile di vita ed eventuali terapie infiltrative mirate.
Se il tuo mal di schiena dura da settimane, si ripresenta spesso o richiede farmaci continui, vale la pena fare un inquadramento corretto: è il modo più rapido per smettere di “tamponare” e iniziare davvero a risolvere.





