Chi riceve il referto di una risonanza magnetica lombare si trova spesso davanti a parole come protrusione, bulging, stenosi, disidratazione discale, conflitto radicolare o alterazioni di Modic.
Termini che possono sembrare preoccupanti, soprattutto quando vengono letti senza una spiegazione medica.
La risonanza magnetica lombare (RM lombare) permette di osservare in modo dettagliato le strutture della parte bassa della colonna vertebrale: vertebre, dischi intervertebrali, articolazioni, canale vertebrale e strutture nervose.
Capire il significato delle parole presenti nel referto può quindi essere utile. È però fondamentale ricordare fin dall’inizio che il referto descrive ciò che si vede nelle immagini, ma non stabilisce da solo la causa del dolore.
Da dove iniziare a leggere il referto?
Il neuroradiologo descrive generalmente la colonna procedendo dall’alto verso il basso e analizzando i diversi livelli vertebrali.
Una frase come:
“Riduzione dello spazio intersomatico L4-L5 con disidratazione del disco”
può sembrare complessa, ma significa semplicemente che il disco situato tra la quarta e la quinta vertebra lombare si è assottigliato e presenta una riduzione del suo normale contenuto di acqua.
Sono alterazioni che possono comparire con il passare degli anni e non indicano necessariamente la presenza di una patologia grave.
Le modificazioni degenerative dei dischi, infatti, sono molto frequenti anche nelle persone che non hanno dolore e diventano progressivamente più comuni con l’età.
Cosa significano L1-L2, L2-L3, L3-L4, L4-L5 e L5-S1?
Queste sigle identificano i diversi livelli della colonna lombare.
L1-L2 indica il disco tra la prima e la seconda vertebra lombare; L2-L3 quello tra la seconda e la terza; L3-L4 tra la terza e la quarta; L4-L5 tra la quarta e la quinta.
L5-S1, invece, corrisponde al passaggio tra l’ultima vertebra lombare e la prima vertebra sacrale.
L4-L5 e L5-S1 sono livelli particolarmente sollecitati e vengono frequentemente interessati da fenomeni degenerativi e problemi discali.
Disidratazione e degenerazione del disco: cosa significano?
Il disco intervertebrale funziona come una sorta di cuscinetto tra due vertebre ed è normalmente ricco di acqua.
Con il passare degli anni può progressivamente perdere parte della sua componente acquosa e della propria elasticità.
Nel referto possono quindi comparire espressioni come:
- disidratazione discale
- degenerazione discale
- riduzione dell’altezza del disco
- riduzione dello spazio intersomatico
Sono termini che generalmente descrivono differenti aspetti del processo degenerativo del disco.
La loro presenza, da sola, non permette però di stabilire quanto dolore dovrebbe avere una persona.
Bulging, protrusione ed ernia del disco
Questi sono probabilmente alcuni dei termini che generano maggiore preoccupazione.
Il bulging discale è una sporgenza relativamente diffusa del disco oltre i suoi normali margini e, secondo la nomenclatura radiologica standard, non viene considerato una vera erniazione discale.
La protrusione è invece uno spostamento più localizzato del materiale discale. Nella classificazione radiologica internazionale protrusione ed estrusione sono considerate differenti forme di erniazione del disco, anche se nel linguaggio clinico quotidiano si tende spesso a utilizzare la parola “protrusione” per descrivere una situazione più contenuta rispetto a quella comunemente definita “ernia”.
Nell’estrusione, il materiale discale si estende maggiormente oltre i normali limiti del disco.
Ma la parola utilizzata nel referto non è l’unica informazione importante.
Bisogna soprattutto capire dove si trova l’alterazione discale e quale rapporto ha con le strutture nervose.
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Quando il referto parla dei nervi
Nel referto possono comparire espressioni come:
- contatto radicolare
- conflitto radicolare
- compressione della radice
- stenosi foraminale
- stenosi del canale vertebrale
Per esempio:
“Protrusione discale L4-L5 con contatto della radice L5.”
Significa che il disco presenta una protrusione che arriva a contatto con la radice nervosa L5.
È importante però distinguere un semplice contatto da una reale compressione o dallo spostamento della radice nervosa.
Anche in questo caso, l’immagine deve essere confrontata con i sintomi.
Se una persona presenta dolore lombare che si irradia lungo una gamba, formicolii o alterazioni della sensibilità, per esempio, la presenza di un interessamento della radice nervosa corrispondente può assumere un significato clinico diverso rispetto allo stesso reperto trovato casualmente in una persona senza sintomi.
Cosa significa “stenosi”?
Stenosi significa restringimento.
Il restringimento può interessare diverse strutture.
La stenosi del canale vertebrale riguarda lo spazio centrale della colonna attraverso il quale passano le strutture nervose.
La stenosi foraminale, invece, interessa il forame di coniugazione, cioè il piccolo passaggio laterale attraverso il quale una radice nervosa esce dalla colonna.
Una frase come:
“Stenosi foraminale L5-S1 destra”
significa quindi che, a quel livello e sul lato destro, lo spazio attraverso cui passa la radice nervosa risulta ridotto.
Anche una stenosi osservata radiologicamente deve essere valutata nel contesto clinico: alterazioni di questo tipo possono infatti essere presenti anche in persone senza sintomi significativi.
Artrosi, spondiloartrosi e osteofiti
La risonanza magnetica può evidenziare anche alterazioni delle articolazioni posteriori e delle strutture ossee della colonna.
Nel referto possiamo trovare termini come:
spondiloartrosi, artrosi interapofisaria, alterazioni degenerative oppure osteofiti.
Gli osteofiti sono piccole proliferazioni ossee che si possono sviluppare progressivamente ai margini delle vertebre e delle articolazioni.
Sono fenomeni frequentemente associati all’invecchiamento e alla degenerazione della colonna.
Anche in questo caso vale lo stesso principio: vedere un’alterazione nella risonanza non significa automaticamente aver individuato la causa del dolore.
Cosa sono le alterazioni di Modic?
Un altro termine che può comparire nel referto è “Modic”, generalmente seguito dall’indicazione tipo I, II o III.
Le alterazioni di Modic sono modificazioni del segnale dell’osso vertebrale immediatamente vicino al disco e alle limitanti vertebrali.
Sono spesso associate ai processi degenerativi del disco, ma il loro significato clinico non può essere determinato semplicemente leggendo “Modic I” oppure “Modic II” sul referto.
La relazione tra alterazioni di Modic e dolore lombare è infatti complessa e deve essere interpretata insieme agli altri reperti radiologici e al quadro clinico del paziente.
La conclusione del referto: spesso conviene leggerla per prima
Alla fine del referto il neuroradiologo può inserire una sintesi dei reperti più significativi.
Per chi non ha competenze mediche, questa è spesso la parte più utile da leggere per prima.
Una conclusione come:
“Ernia discale L5-S1 con compressione della radice S1”
fornisce immediatamente un’informazione più significativa rispetto alla presenza di numerose piccole alterazioni degenerative descritte nei paragrafi precedenti.
Naturalmente anche la conclusione deve poi essere interpretata dallo specialista.
Il referto non è una diagnosi da interpretare da soli
Questo è probabilmente il concetto più importante.
Una risonanza magnetica può mostrare protrusioni, bulging o degenerazione discale anche in persone che non hanno alcun dolore. Numerosi studi hanno dimostrato che questi reperti diventano sempre più frequenti con l’età anche nei soggetti completamente asintomatici.
Allo stesso modo, una persona può avere un dolore importante pur mostrando alla risonanza alterazioni apparentemente modeste.
Per questo motivo non bisogna curare semplicemente “quello che c’è scritto nel referto”.
Per comprendere realmente il problema è necessario mettere insieme tre elementi:
risonanza magnetica + sintomi + visita clinica.
Un dolore limitato alla zona lombare, per esempio, deve essere interpretato diversamente rispetto a un dolore che dalla schiena scende lungo il gluteo e la gamba, magari accompagnato da formicolio, perdita di sensibilità o riduzione della forza.
La risonanza magnetica è quindi uno strumento diagnostico estremamente importante, ma sono l’esperienza dello specialista, l’esame clinico e la correlazione con i sintomi a permettere di attribuire il corretto significato ai reperti descritti e a individuare il percorso terapeutico più appropriato.






